L’Olivicola Casolana

L’Olivicola Casolana è una cooperativa agricola, una piccola comunità di circa 120 soci che punta al rispetto, alla conservazione della biodiversità e dell’ambiente e delle tradizioni della sua terra.

La maggior parte degli uliveti è situata all’interno del Parco Nazionale della Maiella, in un privilegiato contesto di natura incontaminata che dona olive di qualità superiore sia a livello sensoriale che nutrizionale. Da sempre, l’Olivicola Casolana è custode di questo splendido territorio e dell’intosso, cultivar autoctona simbolo della zona. Olivicola Casolana

La storia dell’Olivicola

L’Azienda viene fondata nel 1971 da un gruppo di olivicoltori di Casoli e Palombaro. Due gli obiettivi cardine: uno, unire le forze per valorizzare e tutelare le olive da mensa Intosso del territorio; due, far conoscere e portare questa eccellenza olivicola in Italia e nel mondo.

Il successo non tarda ad arrivare sia sul mercato nazionale che estero e, sull’onda dei buoni risultati ottenuti, nel 1986 inizia anche la produzione di extravergini.

Un olio di qualità superiore

Oggi come ieri, L’Olivicola Casolana coniuga la gelosa conservazione dei segreti dell’arte olearia con i più avanzati sistemi di produzione. L’estrazione a freddo entro le 24h dalla raccolta, nel moderno impianto di frangitura, aiutano a rispettare le proprietà della materia prima restituendo un olio dalle proprietà intatte e ad alto valore nutraceutico. Nella lavorazione, le olive vengono sottoposte esclusivamente a processi meccanici.

Olivicola Casolana L’olio extravergine de L’Olivicola Casolana è ottenuto dalla frangitura di olive fresche, di eccellente qualità che non hanno subito altro trattamento oltre al lavaggio, alla separazione dalle foglie, alla frantumazione e gramolatura, alla centrifugazione e alla filtrazione.

Questa modalità di lavorazione consente di ottenere extravergini di grande qualità sia chimica che organolettica. Gli oli ottenuti, vengono quindi filtrati, analizzati e stoccati in cisterne di acciaio inox interrate per garantire temperatura fresca e costante e saturate con gas inerte per preservare le qualità del prodotto.

A conferma della bontà della materia prima e delle modalità operative, sono i numerosi riconoscimenti ottenuti nel corso degli anni:

● presenti sulla Guida agli Extravergini Slow Food;
● presenti sulla Guida Monovarietali Assam;
● presenti sulla Guida Oli d’Italia Gambero Rosso;
● Finalisti Ercole Olivario;
● Vincitori Ercole Olivario – Olive da tavola 2021;
● Gran Menzione Sol d’Oro.

Un altro punto di forza è la circolarità del ciclo produttivo: per ogni fase di lavorazione non esistono scarti, ma sottoprodotti che ritrovano vita in altri circuiti produttivi garantendo sostenibilità all’ecosistema: il nocciolo delle olive è destinato a combustibile naturale, l’acqua di vegetazione viene impiegata per la fertirrigazione dei terreni dei soci.

Il territorio dell’Olivicola Casolana

Sono circa 150.000 gli olivi che i soci della cooperativa coltivano. Gli oliveti sono situati nei comuni di Casoli, Palombaro, Guardiagrele, Altino, Archi, S. Eusanio, ma la concentrazione più grande la troviamo su Piano Laroma, un altopiano che si estende ai piedi della Maiella. Suggestiva è l’immagine di questa distesa di oliveti sui bianchi terreni del pianoro ricchi di ghiaia calcarea da cui sfondo fa la Maiella. Olivicola Casolana

Oltre la bellezza e l’unicità di questo tipo di terreno bisogna menzionare anche la sua alta capacità drenante: durante i periodi piovosi gli ulivi non assorbono eccessivamente acqua, mentre, in annate siccitose, i sassi in superficie fungono da protezione bloccando l’umidità di risalita. Questa particolare caratteristica del terreno, l’altitudine e il caldo sole d’Abruzzo, creano quello speciale microclima che conferisce al frutto proprietà uniche per ottenere olio ed olive da tavola di altissima qualità nutrizionale e sensoriale.

In questi territori la coltivazione dell’olivo è antichissima. Le varietà coltivate sono quelle autoctone quali, l’intosso, la gentile di Chieti, la cucco, il crognalegno e, solo dopo le gelate del 1956, venne introdotto, così come in tutto l’Abruzzo, il leccino.

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